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Indicazioni scarpe comode

Le scarpe vanno scelte con cura: tacchi alti e punte strette possono rovinare i piedi
(Patrizia.Tamarozzi)

Sandali alla schiava, che s’attorcigliano lungo le gambe come serpenti. Décolleté con punte acuminate e taglienti come lame di coltelli. Oppure sabot adatti per una serata di gala e poco più. La moda propone spesso calzature ardite e bizzarre: ma i nostri piedi, quanto soffrono? “Molte scarpe alla moda non ne rispettano per nulla l’anatomia”, spiega Mauro Montesi, presidente dell’Associazione italiana di podologia di Roma. “Questo perché si sovrappongono due figure geometriche opposte: le calzature sono più strette davanti e più larghe dietro, il piede invece si allarga nella parte anteriore, proprio quella che subisce le sadiche punte trendy. Il risultato? Alluce valgo, dita sovrapposte o a martello”. E se le punte eccessive, indossate per parecchie ore al giorno, tendono a stritolare e deformare le dita, i tacchi troppo alti comportano un’errata distribuzione del peso corporeo sulla pianta del piede. “I chili dovrebbero gravare per il 70 per cento sul calcagno e solo per il 30 per cento sulla parte anteriore del piede”, continua Montesi. “Invece i tacchi alti spostano il baricentro in avanti, e trasferiscono così la maggior parte del peso su una zona non predisposta per questo lavoro. Le conseguenze possono essere diverse: s’inizia con una metatarsalgia, cioè un dolore persistente sotto la parte anteriore della pianta, per arrivare infine ai calli, che sono un ispessimento “difensivo” della pelle nella parte dolorante”. Insomma, sembra proprio che le altezze mozzafiato vadano riservate soltanto a serate e occasioni particolari. I tacchi sopportabili senza danni, secondo gli specialisti, si aggirano attorno ai quattro-cinque centimetri al massimo, una misura che a volte può anche ovviare a qualche problema di salute. “Contrariamente a quanto si crede di solito, un tacco moderato può aiutare nella deambulazione molte persone anziane, perché compensa la perdita di mobilità della caviglia”, spiega Lucio Dragonetti, primario ortopedico della quinta divisione dell’Istituto Gaetano Pini di Milano. “Altra cosa importante è che la scarpa faccia corpo unico con il piede. Dannose sono, in tal senso, sia le eccessive scollature sia gli zoccoli, che costringono le dita ad un grande sforzo per sollevare la parte posteriore della suola”. Un’altra raccomandazione degli esperti è di non ricorrere mai al fai-da-te per quanto riguarda la rimozione delle callosità. “I rischi di un intervento eseguito da una mano non professionale sono: infezioni, micosi (ovvero funghi) e abbassamento delle difese dell’organismo, che ha creato il callo per una funzione specifica”, conclude Mauro Montesi. Che fare, allora? “Il paziente sofferente deve sottoporsi ad una visita podologica, che comprende un esame posturale e baropodometrico, in altre parole una misurazione precisa della quantità di peso corporeo che deve sopportare ogni centimetro del piede. Solo in seguito ad una valutazione approfondita il podologo può dispensare i consigli giusti, e proporre l’uso di una serie di plantari personalizzati”.